L’intelligenza artificiale come strumento medico: perché l’imperfezione non significa che sia inutile

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Per decenni, i medici si sono affidati a “consulenze a domicilio” informali: consigli rapidi richiesti agli specialisti durante le pause o i turni di visita. Oggi molti medici si rivolgono a una nuova fonte per ottenere queste rapide intuizioni: l’intelligenza artificiale (AI). Strumenti come ChatGPT e piattaforme specializzate come OpenEvidence stanno diventando sempre più comuni, offrendo risposte immediate ed esaurienti che superano i metodi tradizionali.

Il cambiamento è guidato dalla praticità. L’intelligenza artificiale fornisce disponibilità e velocità 24 ore su 24, 7 giorni su 7, colmando le lacune nei sistemi sovraccarichi. Anche se non impeccabile, la sua utilità è chiara. I medici riconoscono il valore di uno strumento che fornisce quasi sempre input utili, anche se richiede un’attenta revisione.

Il dibattito non riguarda la perfezione, ma se meglio sia abbastanza buono. I critici richiedono standard incredibilmente elevati per l’intelligenza artificiale nel settore sanitario, superiori a quelli applicati ai medici umani. Questa riluttanza ad abbracciare l’intelligenza artificiale deriva da un’attenzione sproporzionata agli errori rari piuttosto che al miglioramento complessivo. Proprio come le auto senza conducente sono statisticamente più sicure di quelle guidate dall’uomo, gli strumenti di intelligenza artificiale possono migliorare l’assistenza medica, anche con imperfezioni occasionali.

Il contesto più ampio è essenziale: l’assistenza sanitaria negli Stati Uniti è profondamente imperfetta. Nonostante i progressi della medicina, il sistema è afflitto da caos, burocrazia e costi insostenibili. L’intelligenza artificiale offre un percorso verso la trasformazione, ma solo se si passa dalla paura di fallimenti isolati alla valutazione dei benefici complessivi.

L’intelligenza artificiale non deve essere perfetta per migliorare l’assistenza; deve semplicemente essere migliore dell’attuale status quo. Il futuro della medicina non consiste nell’eliminare l’errore umano, ma nell’aumentare le capacità umane con strumenti che offrano velocità, scalabilità e una ricerca incessante di risultati migliori.